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Tomba di Egisto

Coordinate: 37°43′50.52″N 22°45′20.16″E
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Tomba di Egisto
Civiltàmicenea
Utilizzotomba
Epoca1450 a.C.
Localizzazione
StatoGrecia (bandiera) Grecia
Unità perifericaArgolide
Scavi
Data scoperta1892
Date scavi1922; 1955
ArcheologoAlan Wace
Mappa di localizzazione
Map
 Bene protetto dall'UNESCO
Sito archeologico di Micene e Tirinto
 Patrimonio dell'umanità
TipoCulturali
Criterio(i) (ii) (iii) (iv) (vi)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1999
Scheda UNESCO(EN) Archaeological Sites of Mycenae and Tiryns
(FR) Scheda

La Tomba di Egisto è una tomba a tholos micenea situata nei pressi della cittadella di Micene in Grecia. Fu costruita nel periodo Tardo Elladico IIA (1510–1450. a.C. circa)[1][2] e riscoperta nel XIX secolo. Fu indagata per la prima volta da Winifred Lamb nel 1922 nel contesto di una spedizione guidata da Alan Wace.[1]

All'epoca della sua costruzione, la Tomba di Egisto era la più grande dell'intera area egea; ad oggi è la terza tomba a tholos più grande di Micene e la quarta più grande dell'Egeo.[1] La sua datazione fu importante negli anni '20 per risolvere la cosiddetta "eresia elladica" e chiarire i rapporti tra la Grecia micenea e la Creta minoica.

La sua architettura mostra varie caratteristiche di transizione tra lo stile architettonico più antico e quello più recente delle tholoi di Micene: per esempio, la tomba presenta muratura in conci nel dromos (il corridoio d'accesso) e un triangolo di scarico, sebbene quest'ultima caratteristica non sia stata riconosciuta fino agli anni '90. Gli studiosi hanno dibattuto se la tomba sia stata costruita in un'unica fase o se alcune di queste caratteristiche rappresentino modifiche successive alla tomba.

La tomba prende il nome dal personaggio mitologico Egisto, l'amante di Clitemnestra, moglie del re Agamennone di Micene. Secondo la mitologia greca Egisto uccise innanzitutto Atreo, padre di Agamennone, per riportare sul trono il proprio padre Tieste. Successivamente, dopo che Agamennone lo depose e partì per la guerra di Troia, Egisto divenne l'amante di Clitennestra e, al ritorno di Agamennone da Troia, la aiutò ad assassinare il marito. Governò quindi Micene per sette anni finché non fu ucciso a sua volta da Oreste, figlio di Agamennone, insieme a Clitennestra.[3]

La tholos detta Tesoro di Atreo o "Tomba di Agamennone" era tradizionalmente conosciuta con quel nome molto prima del rinnovato interesse archeologico nel XIX secolo, come evidenziato da Pausania.[4] La Tomba di Egisto, invece, deve il suo nome mitologico alla sua vicinanza alla tholos nota come "Tomba di Clitemnestra".[5] L'origine precisa del nome è incerta: Christos Tsountas, che per primo riscoprì la tomba a fine Ottocento, non le assegnò un nome nella sua pubblicazione del 1897 di The Mycenaean Age.[6] Alan Wace usò il nome "Tomba di Egisto" nei suoi diari di scavo del 1922,[7] e nel 1923 scrisse che la tomba era ormai nota con quel nome.[5]

Veduta del muro interno del dromos rivestito in pietrisco.

La tomba si trova a ovest della cittadella di Micene, a circa 70 metri dalla Porta dei Leoni, in un'area utilizzata per la sepoltura fin dal periodo Medio Elladico (ca. 2000–1600 a.C.).[1][2] La sua struttura segue la tipica divisione tripartita delle tombe a tholos micenee: uno stretto passaggio (dromos), conduce tramite una porta profonda (stomion) ad una camera funeraria (thalamos) sormontata da una pseudocupola. Il dromos è lungo circa 22,45 m e largo 4,65 m, mentre il thalamos ha un diametro di 13,96 m e originariamente sarebbe stato alto circa 13 m.[1] Come la maggior parte tholoi di Micene, è tagliata nel pendio e rivolta verso valle.[8]

Tombe ed edifici della tarda Età del bronzo a Micene. La tomba di Egisto è la tholos numero 2.
Vista sulla Tomba di Egisto e del suo dromos. Il piccolo triangolo di scarico è appena visibile sopra l'architrave interno.

Un triangolo di scarico sopra l'architrave della tomba contribuisce a dirigere la tensione dal peso della muratura verso le estremità supportate della pietra dell'architrave e quindi a ridurre la coppia applicata alla pietra. La Tomba di Egisto è la tholos a presentare un triangolo di scarico, il quale diventò universale nelle tombe a tholos più tarde a Micene.[1] Altre innovazioni includono il rivestimento del dromos con pietrisco e l'uso di muratura in conci per la facciata, entrambi prefiguranti convenzioni architettoniche comuni nelle tombe successive.[1]

Come tutte le altre tholoi di Micene, la Tomba di Egisto fu saccheggiata nell'antichità, probabilmente durante l'Età del ferro.[1] Una probabile fossa funeraria è stata scoperta nel pavimento del thalamos, ma non sono stati recuperati resti umani per indicare chi vi fosse sepolto.[1]

La costruizione della Tomba di Egisto avrebbe richiesto più di un anno e la partecipazione di numerosi scalpellini qualificati. Il solo scavo del thalamos richiese la rimozione di 1.810 m³ di terra, a cui si sono aggiunti i 585 per il dromos, un progetto totale che si stima avrebbe richiesto 240 giorni per una squadra di dieci persone. A questo bisogna aggiungere l'approvvigionamento, la preparazione e la sistemazione dei ciottoli e dei conci utilizzati nel dromos e nello stomion.[9]

Il triangolo di scarico fu tappato in un secondo momento, ma è impossibile accertarne la data precisa.[1]

Parte della facciata dello stomion, in cui si nota chiaramente la facciata in muratura bugnata costruita di fronte a quella in pietrisco.

La facciata dello stomion è rivestita da grandi blocchi di pietra poros dietro i quali la struttura è costruita in pietrisco simile a quello che riveste il dromos. Wace riteneva che la facciata in conci fosse un'aggiunta successiva alla tomba per rendere l'ingresso più imponente, definendo quindi due fasi di costruzione.[5] A sostegno di ciò notò che solo la muratura retrostante (in pietrisco) era legata con la malta a quella dello stomion e che la facciata soprastante (in conci) non appariva essenziale dal punto di vista statico.[5]

Questo modello a due fasi è stato messo in discussione a partire dalla fine del XX secolo, quando Clare Loader ipotizzò che la facciata in pietra svolgesse un ruolo strutturale nel sostenere quella in macerie dietro di essa, e fosse quindi stata aggiunta durante o immediatamente dopo la costruzione iniziale della tomba.[10] Più recentemente, nel 2007, Yannis Galanakis ha ipotizzato che le caratteristiche insolite della tomba possano rappresentare un singolo piano coerente, il risultato di una "sperimentazione architettonica", e che le prove sono insufficienti per dire se la tomba sia stata costruita in una singola fase o in due.[1]

La cupola crollò qualche tempo dopo la costruzione della tomba: ad oggi rimangono circa 8 m di un'altezza originale di circa 13 m.[1]

Ritrovamenti di ceramica geometrica, classica ed ellenistica, in particolare nel dromos, furono interpretati da Wace come resti di ladri di tombe post-micenei.[5] Da allora, tuttavia, è stato suggerito che possano rappresentare l'uso della tomba per il "culto degli eroi" dall'Età del ferro in poi, una pratica osservata in molte delle tombe a camera micenee a Micene e in altri siti dell'Argolide, come Prosymna.[11] La tomba potrebbe aver svolto un ruolo "ideologico" per l'effimera colonia argiva a Micene (fondata nel III secolo a.C. e abbandonata entro un secolo): in questa fase, infatti, fu anche restaurato il cosiddetto Agamemnonion (santuario di Agamennone) tra Micene e Prosymna. Le tholoi di Egisto, Epano Phournos e Clitemnestra potrebbero essere state mobilizzate per rinforzare lo status e il prestigio di Micene rispetto ad Argo.[12][13]

Pianta e sezione della tomba redatta da Piet de Jong tra il 1920 e il 1923.

La tomba formalmente fu descritta per la prima volta da Christos Tsountas nel 1892, anche se potrebbe essere stata notata da Friedrich Gottlieb Welcker durante i suoi viaggi attraverso la Grecia nel 1843.[14] Gli scavi di Tsountas del 1892 trovarono la tomba durante la bonifica dell'adiacente Tomba di Clitemnestra, ma non indagarono poiché la tomba fu scoperta solo verso la fine della stagione di scavo e Tsountas ritenne di non avere tempo sufficiente. Tornò ed esplorò parzialmente la tomba nel 1893.[1]

Black-and-white photograph of a middle-aged, moustachioed man, looking directly at the camera.
Alan Wace ad Asine nel 1922.

La British School di Atene avviò gli scavi a Micene nel 1920, incoraggiata da Arthur Evans, i cui scavi di Cnosso a Creta tra il 1900 e il 1905 avevano introdotto il concetto di "civiltà minoica". Il lavoro di Evans a Creta sollevò interrogativi sulle origini e lo sviluppo della civiltà micenea, etichettata come tale dopo gli scavi di Heinrich Schliemann delle tombe a fossa di Micene (1876).[7] Per Evans, le scoperte di Cnosso dimostravano che Creta era il centro dominante dell'Egeo dell'Età del bronzo, in linea con i miti classici di una "talassocrazia" cretese sotto il re Minosse. Con l'aiuto di Evans, la British School di Atene ottenne il consenso del governo greco e di Christos Tsountas, che deteneva il permesso, per scavare con Alan Wace come direttore sul campo.[1] L'obiettivo del progetto era di scavare tra il 1920 e il 1923 tutte e sette le tholoi ancora da indagare, ma alla fine solo la Tomba di Egisto fu ripulita, e nemmeno integralmente.[1]

Un vaso piriforme in stile palaziale rinvenuto nella tomba nel 1922.

Gli scavi di Wace (1922) e Papadimitriou (1955)

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La tomba fu scavata tra il 15 giugno e l'8 luglio 1922 da Winifred Lamb, il secondo responsabile degli scavi di Micene sotto Wace.[1] La tomba non era intatta e sembrava essere stata in gran parte svuotata già dal periodo miceneo. Nonostance ciò, lo scavo rinvenne i resti frammentari di un elmo a zanne di cinghiale circa 1 m sopra il pavimento dromos e oggetti d'oro, avorio, ossidiana e corniola sul livello del pavimento originale. Tra i reperti c'erano piccoli frammenti di un'intaglio in avorio largo circa 20 cm che Wace ricostruì come simile nel disegno al rilievo della Porta dei Leoni.[5] I frammenti di diversi vasi piriformi in stile palaziale, realizzati a Creta durante il periodo Tardo Minoico II (1440–1400 a.C. circa),[2] furono rinvenuti nel pavimento sia del dromos che del thalamos: essendo probabile che facessero parte dei più antichi corredi funerari nella tomba furono essenziali per datarla.[5]

Photograph of a museum cabinet, with various mostly-gold items. A bronze mirror is visible in the top middle.
Vari reperti provenienti dalle tombe a tholos di Micene, esposti al Museo Archeologico Nazionale di Atene. La Tomba di Egisto, come tutte le nove tombe a tholoi, fu in gran parte saccheggiata già nell'antichità.

Wace e Lamb avevano pianificato di scavare la tomba nella sua interezza tra il 1922 e il 1923, ma non furono in grado di riprendere nel 1923 a causa del pericolo posto dalla cupola parzialmente crollata. Lasciarono quindi la tomba con il dromos e lo stomion completamente scavati, ma circa un terzo del thalamos non ripulito.[5] Lo sgombero completo del thalamos avvenne nel 1955 grazie ad una missione della Società Archeologica di Atene sotto la direzione di Ioannis Papadimitriou e potò alla luce ulteriori vasi neopalaziali, riconfermando la datazione di Wace.[15]

Interventi di conservazione

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Nel 1915 il Servizio archeologico greco rinforzò con del cemento la pietra dell'architrave della facciata di ciottoli interna, la quale si era crepata.[1]

Durante gli scavi del 1922 la squadra di Wace intraprese anche dei lavori di conservazione sul monumento, incluso lo scavo di un canale di scolo intorno alla tomba per prevenire danni causati dalla pioggia.[5] Inoltre, cemento e pietra fresca furono impiegati per rinforzare la porta interna della tomba e per sostituire i pezzi di muratura.[16]

Negli anni '90, la tholos era stata gravemente danneggiata dall'erosione dovuta all'ingresso di acqua piovana, in particolare nello stomion.[17] Ulteriori lavori di conservazione furono eseguiti dal Servizio archeologico greco nel 1997-1998 per rinforzare la struttura interna della tomba, i quali rivelarono anche l'esistenza del piccolo triangolo di scarico sopra l'architrave.[1] Esso era stato raffigurato da Arthur Evans nel 1924 sulla base di osservazioni di Duncan Mackenzie, ma non fu notato da Wace ed era dunque stato ignorato fino ai lavori di restauro.[1]

Vista verso est sulla Tomba di Egisto, con le mura della cittadella di Micene e il monte Zara sullo sfondo.

Rilevanza per l'"eresia elladica"

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Photograph of a man in late middle age, wearing an anorak and with slightly greying hair, in front of a stone wall.
Arthur Evans, probabilmente intorno agli anni '20. Evans contribuì finanziariamente allo scavo della tomba, sperando che potesse fornire prove del dominio della Creta minoica su Micene.

Evans era particolarmente interessato allo scavo della Tomba di Egisto e donò £100 (equivalenti a £5,802 nel 2025) al progetto[1] sperando che esso avrebbe fornito prove definitive che i Minoici avevano acquisito il predominio su Micene tra il periodo delle tombe a fossa (c.1600–1450 a.C.) e la costruzione delle tholoi.[18] Wace, nel frattempo, aveva precedentemente collaborato con Carl Blegen su un articolo del 1918 che sosteneva un'essenziale continuità tra la cultura 'elladica', il periodo delle tombe a fossa e la fine dell'Età del bronzo, e un carattere "miceneo" (contrapposto a "cretese") del Medio Elladico e della successiva cultura continentale.

Mentre Evans credeva (erroneamente) che le tombe a fossa e le tholoi fossero sepolture regali minoiche ampiamente contemporanee tra loro,[19] Wace e Blegen credevano (correttamente) che le tholoi fossero considerevolmente più tarde. Gli scavi delle tholoi allora inesplorate (ossia tutte tranne il Tesoro di Atreo e la Tomba di Clitemnestra) avevano lo scopo di risolvere la questione della cronologia e quindi, nella mente di Wace, confutare i presupposti cronologici su cui si basava l'argomentazione di Evans.[1] La teoria di Wace e Blegen fu in seguito definita da John Percival Droop "eresia elladica".[20]

Nel maggio del 1923 Wace e Lamb avevano elaborato lo schema di un modello cronologico in tre fasi per le tholoi di Micene in cui sostenevano un progressivo aumento delle dimensioni e della monumentalità delle tombe.[1] La Tomba di Egisto, pur appartenendo per lo più al "primo gruppo" risalente all'inizio del TE IIA (1510–1480 a.C. circa), includeva attributi comuni alle tombe più antiche del 'secondo gruppo', datato più tardi al TE IIA (1480–1450 a.C. circa).[2] La grande quantità di ceramica diagnostica trovata nella Tomba di Egisto, compresi vasi rotti del TE II trovati in parte nel dromos e in parte nel thalamos, ha permesso a Wace di datare con sicurezza la tomba all'inizio del TE IIA,[5] e quindi di sostenere che rappresentava la transizione tra il 'primo gruppo' e il 'secondo gruppo'. La presunta seconda fase di costruzione ipotizzata di Wace, dunque, sarebbe stata intesa ad allineare la tomba con le innovazioni impiegate dal 'secondo gruppo'.[5]

La natura transizionale della Tomba di Egisto, posta tra il 'primo gruppo' ed il 'secondo gruppo' di tholoi, e il fatto che la sua data potesse essere accertata con sicurezza dai resti ceramici fornirono una forte prova della validità della cronologia di Wace.[1] Ciò fu importante per l'eresia elladica per due ragioni. In primo luogo, dimostrò che i più grandiosi esempi di tholoi a Micene, in particolare il Tesoro di Atreo (1350 a.C. circa) e la Tomba di Clitemnestra (1300 a.C. circa),[21] erano considerevolmente più recenti delle tombe a fossa (1600–1450 a.C. circa) e l'apogeo della civiltà minoica neopalaziale a Creta, che terminò intorno al 1500 a.C.[2] In secondo luogo, l'apparente incremento nella monumentalità ed elaborazione delle tholoi di Micene non si adattava alla visione di Evans secondo cui Micene era diventata assoggettata e subordinata a Creta durante il periodo della loro costruzione, il che, secondo Evans, avrebbe prodotto una diminuzione nella ricchezza e nell'ostentazione del sito.[1]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 (EN) Yannis Galanakis, The Construction of the Aegisthus Tholos Tomb at Mycenae and the ‘Helladic Heresy’, in The Annual of the British School at Athens, vol. 102, 2007-11, pp. 239–256, DOI:10.1017/S0068245400021481. URL consultato il 15 gennaio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 Cynthia W. Shelmerdine, Background, Sources, and Methods, 1ª ed., Cambridge University Press, 4 agosto 2008, pp. 1–18, DOI:10.1017/ccol9780521814447.001, ISBN 978-1-139-00189-2. URL consultato il 15 gennaio 2026.
  3. Jennifer R. March, The Penguin book of classical myths, Penguin Books, 2009, ISBN 978-0-14-102077-8.
  4. Dudley J. Moore, Edward Rowlands e Nektarios Karadimas, In Search of Agamemnon: Early Travellers to Mycenae, Cambridge Scholars Publishing, 2014, ISBN 978-1-4438-5776-5.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (EN) Leicester B. Holland e A. J. B. Wace, § IX.—The Tholos Tombs, in The Annual of the British School at Athens, vol. 25, 1923-11, pp. 283–402, DOI:10.1017/S0068245400010352. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  6. Chrestos Tsuntas, The Mycenaean age: a study of the monuments and culture of pre-homeric Greece, 1897, DOI:10.11588/diglit.1021. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  7. 1 2 Notebooks : Excavations at Mycenae Daybook 1922, su Cambridge Digital Library. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  8. (EN) Amanda-Alice Maravelia, The Orientations of the Nine Tholos Tombs at Mycenae, in Journal for the History of Astronomy, vol. 33, n. 27, 2002-02, pp. S63–S66, DOI:10.1177/002182860203302705. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  9. James C. Wright, Death and Power at Mycenae, in Thanatos. Les coutumes funéraires en égee a l’âge du bronze, Actes du colloque de Liège (21-23 avril 1986). R. Laffineur, ed. (Aegaeum). URL consultato il 16 gennaio 2026.
  10. N. Claire Loader, Building in Cyclopean masonry: with special reference to the Mycenaean fortifications on mainland Greece, Åström, 1998, ISBN 978-91-7081-140-1.
  11. Carla M. Antonaccio, Contesting the Past: Hero Cult, Tomb Cult, and Epic in Early Greece, in American Journal of Archaeology, vol. 98, n. 3, 1994, pp. 389–410, DOI:10.2307/506436. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  12. Susan E. Alcock, The Heroic Past in a Hellenistic Present, in Echos du monde classique: Classical views, 1994. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  13. Perseus, the Hero of Mycenae, Cambridge University Press, 2014, pp. 22–40, ISBN 978-0-521-66129-4. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  14. Archaeological Atlas of Mycenae, collana Bibliothēkē tēs en Athēnais Archaiologikēs Hetaireias, The Archaeological Society at Athens, 2003, ISBN 978-960-8145-40-5.
  15. Anastasios Orlandos, Γενικὴ ἔκθεσις τοῦ Γραμματέως, in Πρακτικά της εν Αθήναις Αρχαιολογικής Εταιρείας, Anno 1955, 1960, pp. 1-35.
  16. (EN) A. J. B. Wace, § VI.—The Campaign of 1923, in Annual of the British School at Athens, vol. 25, 1923-11, pp. 5–8, DOI:10.1017/S0068245400010327. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  17. Engineering geology and the environment: proceedings, International Symposium on Engineering Geology and the Environment ; Athens, Greece, 23-27 June 1997, A.A. Balkema, 1997, ISBN 978-90-5410-877-1.
  18. Joseph A. MacGillivray, Minotaur: Sir Arthur Evans and the archaeology of the Minoan myth, Hill and Wang, 2000, ISBN 978-0-8090-3035-4.
  19. Arthur Evans, The shaft graves and bee-hive tombs of Mycenae and their interrelation, 1929, DOI:10.11588/diglit.7476. URL consultato il 16 gennaio 2026.
  20. John Percival Droop, Mycenae 1921–1923: Legitimate and Illegitimate Criticism, in Annals of Archaeology and Anthropology, vol. 13, n. 14, pp. 43-48.
  21. (EN) David J. Mason, THE DATE OF THE TOMB OF CLYTEMNESTRA, in The Annual of the British School at Athens, vol. 108, 2013-11, pp. 97–119, DOI:10.1017/S0068245413000014. URL consultato il 16 gennaio 2026.

Voci correlate

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