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Lippi, Filippo (1406-1469) aggiungi alla cartella

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Nome:
Filippo Lippi

Dati anagrafici:
Firenze, 1406 circa – Spoleto, 1469

Attività:
Pittore

Luoghi:
Firenze, Prato, Spoleto

Biografia:
Di umili origini e rimasto orfano, nel 1421 Filippo prese i voti presso il convento di Santa Maria del Carmine a Firenze, nei pressi del quale aveva abitato con la famiglia.
Il giovane frate poté così ammirare gli affreschi che Masolino e Masaccio negli anni venti andavano compiendo nella cappella Brancacci nella chiesa annessa al cenobio carmelitano. Tale esperienza fu determinante per la formazione del Lippi, tanto che “molti dicevano lo spirito di Masaccio essere entrato nel corpo di Filippo” (Vasari 1568). Suggestionato da tali influenze affrescò nel chiostro del convento una grande scena raffiguranteil Conferimento della regola carmelitana, di solito identificata con l’affresco staccato tuttora ivi conservato. Lasciato il convento, nel 1434 il Lippi soggiornò a Padova dove compì una fondamentale maturazione artistica segnata dall’incontro con gli interessi archeologici della cultura locale e probabilmente con l’arte fiamminga. Derivò invece da Donatello un vivo interesse prospettico e un tenero plasticismo, quest’ultimo filtrato dalle interpretazioni di Luca della Robbia intrise di dolce naturalismo. Dalla fine degli anni trenta, il Lippi aprì bottega a Firenze, dimostrando subito di essere molto apprezzato. In una lettera del 1° aprile del 1438 indirizzata a Piero de’ Medici, Domenico Veneziano ricorda che Filippo Lippi e l’Angelico erano i migliori pittori del momento.
Filippo realizzò dipinti di soggetto religioso corredati di raffinate simbologie: i temi più ricorrenti sono la Pietà, l’Annunciazione, l’Adorazione del Bambino. Fu anche ritrattista approntando una formula, che poi sarebbe stata ripresa nei decenni successivi. Dagli anni quaranta il Lippi manifesta uno stile più aulico, con un cromatismo più acceso e smaltato con ambientazioni più complesse e ariose, in sintonia con le commissioni più impegnative di tale periodo, perlopiù avanzate dai Medici e dai loro affiliati. Per Cosimo il Vecchio dipinse la pala con l’Adorazione del Bambino per l’altare della cappella di Palazzo Medici (entro il 1459). Dal 1452 al 1466, il Lippi si cimentò nella sua impresa più ambiziosa: gli affreschi con le Storie dei santi Stefano e Giovanni Battista nel coro della cattedrale di Prato. Negli anni del soggiorno pratese conobbe Lucrezia Buti, suora del convento di Santa Margherita, con la quale ebbe una relazione. Filippo e Lucrezia si poterono sposare grazie all’intercessione di Cosimo de’ Medici presso papa Pio II ,che concesse a entrambi lo scioglimento dei voti monastici. Da tale unione nacque Filippino, che seguì le orme del padre divenendo un importante artista.
Nel 1467, Filippo Lippi si trasferì a Spoleto con la propria bottega, incaricato di affrescare le Storie della Vergine nell’abside del duomo. Vi lavorò fino alla morte sopraggiunta nell’ottobre del 1469. In seguito, nel medesimo duomo spoletino dove il Lippi era stato sepolto, Lorenzo il Magnifico fece erigere il monumento sepolcrale al pittore realizzato su disegno di Filippino con una iscrizione celebrativa dettata da Agnolo Poliziano. Fra i suoi allievi e collaboratori, ci furono Fra Diamante, Filippino Lippi e Sandro Botticelli.


Notizie complementari:
Secondo quanto tramandano le fonti, Filippo fu un personaggio turbolento e ribelle, insofferente delle regole. A causa del proprio carattere difficile, impulsivo e opportunista, spesso Filippo era in lite con committenti o collaboratori, di solito per questioni di denaro, falsificazioni e ritardi di consegne Come l’Angelico, il Lippi svolse un ruolo fondamentale nella cultura artistica fiorentina intorno alla metà del secolo. Con la propria vena sentimentale, lirica ed elegante, Filippo influenzò in maniera significativa lo stile dei suoi allievi migliori, quali il figlio Filippino e Sandro Botticelli.



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