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di Silvio Polli
La bora di Trieste è un vento continentale secco e freddo
che scende, con violenza, dall'Altopiano carsico al mare soprattutto
nella stagione invernale.
Essa è dovuta essenzialmente alla configurazione geografica
molto particolare della città. Trieste è infatti situata
fra l'estremità di un mare relativamente caldo, che si inoltra
nel continente, ed un elevato e freddo retroterra con un valico
aperto sul golfo della città. Questa situazione produce fra
le due zone, mare e retroterra, la possibilità di formazione
di forti differenze di temperatura e di pressione atmosferica, per
cui ne possono conseguire frequenti e intensi deflussi di masse
d'aria dal retroterra al mare.
Il deflusso è determinato e facilitato dal suo incanalarsi
nei valichi e nelle depressioni che trova lungo il suo percorso.
Se la differenza di pressione viene esaltata dal transito di una
depressione (ciclone) sulI'Adriatico, o dalla formazione di una
zona di alta pressione (anticiclone) sull'Europa centro-orientale,
oppure dalla contemporanea presenza di una depressione sul mare
e di un'alta pressione sul continente, allora il flusso d'aria discendente
assume velocità elevate e caratteri di impetuosità.
La bora, quale flusso di aria fredda, ha uno spessore di poche centinaia
di metri, da 400 a 800 m. Sopra di essa il cielo può essere
sereno e allora si ha la «bora chiara», se invece è
sovrastata da formazioni nuvolose sciroccali si ha la bora con cielo
coperto, cioè «bora scura». La bora chiara è
detta anche «anticiclonica» in quanto è sostanzialmente
determinata da alte pressioni formatesi sul retroterra continentale.
Quella scura invece è detta «ciclonica», perché
generalmente dovuta al passaggio di depressioni sulla Penisola italiana
e sul mare Adriatico.
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